IL FASSONE DI RAZZA PIEMONTESE
La biografia della razza Piemontese inizia nella preistoria, con la migrazione di un ceppo di bovini che dall’estremo Oriente ha colonizzato la pianura padana. Quella che ha portato la razza a distinguersi per l’eccezionale produzione di carne è una storia recente, che inizia nel 1886 quando, in una cascina di Guarene d’Alba, nacque un vitello (di razza Piemontese) con uno sviluppo eccezionale delle masse muscolari, soprattutto a livello della groppa. Si trattò di una mutazione spontanea che gli allevatori si impegnarono a consolidare nelle generazioni successive e che, oggi, costituisce a pieno titolo un carattere distintivo della razza che viene definito “groppa doppia”.
Nel periodo di transizione, nelle stalle e sui mercati convivevano soggetti con la mutazione (quindi con abbondanza di carne), accanto a soggetti non mutati. Per distinguerli, quelli con abbondanza di carne venivano chiamati, nel dialetto piemontese, “fasùn” mentre gli altri erano definiti “nustràl”. Il termine “fasùn” in piemontese è un sostantivo femminile che vuol dire “maniera”, intesa come “modo” e i vitelli ben conformati erano descritti come soggetti fatti in una bella maniera: in piemontese, di una “bela fasùn”. A lungo andare il vitello venuto di una “bela fasùn” è diventato un “bel fasùn” e quel sostantivo usato per descrivere il prodotto è divenuto il nome del prodotto stesso. In tempi più recenti è stato italianizzato in “fassone” ed è attualmente il soprannome ufficialmente riconosciuto per indicare il vitello di razza Piemontese.